Il mese di ottobre è stato ricco di letture (per i miei standard ovviamente), dopo "Quel che rimane" della Cornwell, ho deciso di immergermi in una duologia fantasy piuttosto acclamata sui social: "Spin the dawn" e "Unravel the dusk".
Avendo letto i due libri in rapida successione, ho deciso di fare una recensione unica della "saga", anche perché in generale avrei molto poco da dire. Ma bando alle ciance (e ciancio alle arance), partiamo!
Trama
Spin the dawn:
Maia Tamarin lavora come cucitrice nella bottega del padre, un tempo rinomato sarto.
Ciò che desidera è diventare la migliore sarta del paese, ma sa che come donna il massimo cui può ambire è un buon matrimonio.
Quando un messaggero reale convoca a corte il padre, gravemente malato, Maia finge di essere suo figlio e si reca al Palazzo d’Estate al suo posto. Sa che perderebbe la vita se venisse scoperta, ma correrà il rischio per salvare la famiglia dalla rovina e diventare sarta imperiale. C’è però un problema: Maia è solo una dei dodici che aspirano all’incarico.
E nulla avrebbe mai potuto prepararla alla sfida che la attende: cucire tre abiti magici per la promessa sposa dell’imperatore, uno intessuto con la risata del sole, uno ricamato con le lacrime della luna e uno dipinto con il sangue delle stelle.
In compagnia di Edan, il misterioso stregone di corte, i cui occhi penetranti sembrano vedere oltre il suo travestimento, Maia intraprenderà un viaggio che la porterà fino agli estremi confini del regno, alla ricerca del sole, della luna e delle stelle. Ma troverà qualcosa che non avrebbe potuto mai immaginare.
Unravel the dusk:
Maia Tamarin ha già dimostrato di essere la più abile sarta del paese. Ha sbaragliato gli altri concorrenti nella gara con cui l’imperatore ha scelto il nuovo sarto imperiale. Ha viaggiato fino ai confini del mondo per procurarsi la risata del sole, le lacrime della luna e il sangue delle stelle. E con questi tesori ha cucito tre abiti magici, ciascuno degno di una dea. Ma le prove per lei non sono ancora terminate.
Al ritorno dal suo viaggio, il regno è sull’orlo della guerra e Edan, il ragazzo che ama, è sparito. Forse per sempre.
La guerra che impazza non è niente a confronto della battaglia che Maia combatte contro se stessa. Da quando è stata marchiata dal demone Bandur non è più la stessa…
La posta in gioco è più alta che mai, ed è solo questione di tempo prima che Maia si perda completamente. Ma non si fermerà davanti a nulla pur di ritrovare Edan, proteggere la sua famiglia e garantire al suo paese una pace duratura.
Autopsia - poco autoptica - dell’opera
Il primo impatto sicuramente è stato di un certo tipo, ho trovato i primi capitoli assai toccanti, l'autrice infatti è riuscita a farmi emozionare fin da subito, e questo sicuramente ha contribuito a farmi avere un ottima prima impressione.
Lo stile l'ho trovato semplice, scorrevole e descrittivo ma non pesante, quasi con un certo sentore di favola - e forse da questo un po' si percepisce lo YA (non so, c'è un qualcosa che me lo faceva sentire come fosse proprio un odore persistente). Mentre a livello di struttura, la trama segue uno sviluppo lineare e coerente, senza particolari complessità.
I personaggi appaiono ben strutturati, anche se forse non piuttosto a fondo, come sempre ho la sensazione che i protagonisti siano molto più caratterizzati degli altri (ma questo inizio a pensare che sia un problema mio). In generale comunque le basi ci sono.
Qui ho annuito con rispetto
- Primo libro: l’autrice è riuscita a farmi affezionare ai personaggi secondari (i fratelli di Maia) già dal primo capitolo, cosa che mi ha distrutta emotivamente e mi ha fatta piangere - da record - a inizio libro.
- Non è scontato: nonostante la sua semplicità infatti, l'evoluzione della trama non risulta prevedibile e scontata, e proprio per questo non ha difficoltà nel catturarti.
- L’ambientazione sicuramente fa il suo, ispirata alla Cina imperiale con un tocco di mitologia, abbiamo davanti un mondo originale e visivamente suggestivo.
Qualcosa ha toccato terra, immagina cosa
- Primo libro: ritmo piuttosto serrato, l’avrei rallentato un po’ quanto meno per la terza prova, secondo me avrebbe creato più pathos.
- Secondo libro: in generale, l’ho trovato un po' ripetitivo nelle dinamiche tanto da appesantire la lettura (per me), cosa che mi ha rallentata e ho fatto fatica a portarlo a termine.
- In entrambi i libri ho avutolo la sensazione che a volte le azioni non risultassero del tutto chiare, alcuni passaggi infatti mi lasciavano il dubbio su cosa stesse realmente accadendo. Ma non so se questo sia legato a una questione di traduzione o meno.
- Secondo libro: il finale mi è sembrato sbrigativo, la trasformazione definitiva avviene in modo così rapido da non lasciare spazio all’empatia o al pieno impatto emotivo.
Consigliato, condannato o in libertà vigilata?
Il primo libro mi è piaciuto molto, l’ho divorato. Il secondo invece mi ha messa in difficoltà - ma penso di essere io ad avere qualche problema con le duologie perché mi capita sempre così. Tutto sommato comunque l'ho trovato nel complesso carino e piacevole. Non credo però mi rimarrà troppo impressa questa lettura. Consigliato? Forse a chi vuole qualcosa di poco impegnativo dal fascino orientale. Sicuramente, da buona voce fuori dal core, io non lo reputo sensazionale come hanno fatto altri colleghi bookblogger. Piacevole certo, soprattutto il primo libro, ma nulla di così eclatante.
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